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In telecomunicazioni, apparecchio terminale radio, portatile o installato su una postazione mobile, usato per la connessione a una rete mobile. Il c. si avvale di un'infrastruttura di comunicazioni radio che consente la connessione di un utente mobile con altro utente mobile o con utente della rete fissa. In una rete radiomobile c. la copertura radioelettrica si ottiene suddividendo l'area di servizio in zone chiamate celle, servite da una stazione radio a cui il terminale mobile in transito si connette. Inizialmente, l'utilizzo di sistemi radiomobili era riservato ad applicazioni nell'ambito della navigazione, prima marittima e sucesivamente aerea. Grazie ai progressi tecnologici e alla conseguente riduzione dei costi e delle dimensioni dei sistemi ricetrasmittenti fu in seguito possibile utilizzare i collegamenti hertziani, cioe' realizzati tramite onde radio, anche nel campo delle comunicazioni personali terrestri. Nacque cosi' negli anni Sessanta la prima generazione di sistemi radiomobili di tipo automatico. Si trattava di sistemi caratterizzati dall'uso di celle di copertura di grandi dimensioni (2030 KM di raggio), con numero di canali a disposizione del servizio alquanto limitato ( da 20 a 40 ). L'utente in movimento che, durante la comunicazione, passava da da una cella a un'altra, sperimentava un progressivo degrado dellacomunicazione e il successivo abbattimento della stessa. Peraltro, un utente mobile che desiderasse chiamare un altro doveva indicare all'operatore la posizione e quindi la cella di temporanea appartenenza.